Casa sull'albero Casa sull'albero
Da ragazzini tutti abbiamo desiderato una casa sull'albero ma queste non sono certo case da bambini.
Chi può dire di non amare gli alberi? E chi di noi non ha provato a scalarne uno da bambino? A sognare di vivere su di un albero? Forse pochi di noi hanno potuto effettivamente provare l'ebbrezza di scalare un'alta quercia, ma di certo quasi tutti si sono appesi anche ad un arbusto pur di provare la fantastica emozione di trovarsi su di un albero e osservare il mondo dall'alto, provare a guardare il mondo da una prospettiva diversa, più alta, godendo di quel senso di libertà che dà l'essere in alto, che dà l'essere più difficilmente prendibili, che dà l'essere più facilmente osservatori senza essere osservati, che dà il poter scorgere più lontano orizzonti altrimenti anche sconosciuti, in sostanza, sollevarsi da terra dà conoscenza perché più ci si alza più si osserva lontano così come d'altro canto, tra le foglie e più vicini alla voce del vento che parla loro passando tra le verdi chiome, il mondo ci appare più grande laddove pensavamo fosse più piccolo, più piccolo laddove sappiamo essere più grande, più vivo e dotato di voce laddove credevamo fosse immobile e muto.


Ecco dunque cosa dà una casa su un albero: conoscenza, libertà, simbiosi con la Natura... e a volte bastano appena pochi metri per ritrovarsi tra le foglie e sentirne la voce, a dispetto di quanto neppure con i grattacieli si riesce ad avere, la cui vertiginosa altezza è più simbolo di una sfida, quella dell'ingegno umano contro la sua natura di "essere terrestre" piuttosto che simbolo di simbiosi, quella tra i sogni dell'Uomo e la Natura che li asseconda ed avvera. Ebbene, di certo pochi sono quelli che più grandicelli si sono poi potuti effettivamente costruire una piattaforma in legno sull'abete del giardino davanti casa o sulla quercia dai nonni in campagna, ma chi anche da adulto non si è lasciato alle spalle il sogno adolescenziale, beh, avendone poi mezzi e fantasia, prima o poi una casa su un albero se l'è costruita... ed è così che nascono le treehouses.


Nonostante si possano ritrovare esempi di treehouses già nell'antica architettura militare romana con i primi rudimentali castelli di guardia lungo le vie militari e carovaniere prima repubblicane e poi imperiali, la cultura delle treehouses è un'esperienza architettonica che fondamentalmente si può definire figlia di contesti storici e socio-culturali più tardi e più precisamente canadesi e americani relativi agli anni settanta del secolo scorso quando a seguito del boom ecologista dovuto alla crisi energetica che invase un pò tutti i Paesi industrializzati del pianeta ed in primis e soprattutto gli USA si ebbe un revival delle tecniche costruttive tradizionali e quindi inevitabilmente un ritorno intensivo dell'uso del legno, la cui tradizione in America e in Canada non era mai comunque tramontata. Da qualche decennio di treehouses se ne costruiscono anche nel nord Europa ed in particolare nel Regno Unito, e se anche in Europa non si parla ormai più di treehouses quali frutto di reazione estrema al caos cittadino e alla crisi energetica ma piuttosto di moda, resta comunque il fatto che sia in Canada che in USA che in Europa non vi sarebbe stata neppure l'autorizzazione ad una sola treehouse se alla base, oltre alla presenza di foreste e alberi adeguati, che come si sa sono abbondanti in Canada negli USA e in Europa soprattutto alle latitudini settentrionali, non vi erano radicate anche politiche di gestione sostenibile delle foreste e rigide norme di salvaguardia ambientale, oggi tra le più esemplari al mondo. Una treehouse, infatti, non è ammessa, o comunque non lo dovrebbe, laddove la sua esistenza può anche minimamente compromettere quella degli alberi e degli ecosistemi naturali coinvolti.
Di treehouses ne esistono di diverse dimensioni, poste a diverse altezze, con strutture più o meno invasive, di tipologie semplici e di tipologie complesse, destinate ad usi che vanno dal semplice rifugio di lettura o per il gioco dei bambini, alla residenza da week-end o stagionale, all'ufficio sospeso tra i rami a vere e proprie residenze stanziali. Vanno così da quadrature di appena qualche metro a diverse centinaia di metri quadrati. E' ovvio che tutto è relativo a mezzi e a fantasia ma se queste sono variabili relative a progetto che si vuole realizzare, fondamentale, imprescindibile, denominatore comune ad ogni progetto, indipendentemente dalla sua dimensione, dalla sua tipologia, dalla sua funzione, vi è la minima e sempre comunque sostenibile invasività delle strutture nei confronti degli alberi coinvolti, nonchè la minima e sempre comunque sostenibile invasività degli usi e costumi nei confronti degli ecosistemi coinvolti. I progetti più belli, quelli da considerare veri e propri esempi di architettura integrata alla Natura simboli di sostenibilità antropica nel relazionarsi al mondo naturale, non sono da considerarsi dunque quelli dalle strutture più spettacolari, né tantomeno quelli dalle maggiori quadrature o azzardati alle più alte quote, ma bensì quelli che meglio hanno dimostrato la loro integrazione con gli alberi e gli ecosistemi naturali coinvolti e misurando la loro qualità d'integrazione in modo inversamente proporzionale alla loro complessiva invasività.


Nella valutazione della invasività di una treehouse, fondamentale è la considerazione del fatto che gli alberi sono vivi e quindi si muovono. Tranne il caso in cui le strutture sono solo inserite nella vegetazione da un punto di vista scenografico ma sono totalmente separate da ogni albero evitandone non solo contatti lungo tronchi e rami ma posizionandosi addirittura a debita distanza in previsione delle naturali crescite da non ostacolare (soluzione migliore), ciò che è da tenere in considerazione è dunque il fatto che gli alberi non solo si muovono ma crescono. Una treehouse in generale deve dunque non solo essere concepita per muoversi con gli alberi ma anche per assecondare le direzioni dei suoi movimenti poichè entrandone in contrasto sarebbe di danno non solo all'albero ma anche a se stessa, ed è questa la causa principale dei crolli. In sostanza - scrive Kim D. Coder dell'Università della Georgia - una treehouse deve entrare in simbiosi con l'albero con cui si relaziona prevedendone e assecondandone tre tipologie di movimenti causati sostanzialmente dai venti e dai terremoti: torsioni, oscillazioni, sollevamenti. Oltre a questi è poi necessario preventivare le dilatazioni e gli allungamenti di tronco, rami e chiome per via della crescita che in ogni caso non si deve ostacolare. Non bisogna poi dimenticare che i movimenti a cui è soggetto un albero, essendo questo ancorato al suolo mediante le radici ed essendo il tronco a sezione decrescente verso l'alto, reagisce come un pendolo rovesciato, e quindi maggiore è l'altezza a cui si trova la treehouse maggiori saranno le sollecitazioni a cui dovrà adattarsi e le cui direzioni dovrà assecondare. E' questo il motivo per cui, nel caso di strutture portanti non isolate dall'albero è preferibile che gli agganci all'albero avvengano con corde piuttosto che con giunti rigidi e magari anche penetranti a fondo nel tronco. [Kim D. Coder, 1995]


La soluzione migliore è la tecnologia a secco con il massimo uso possibile di legno o comunque di materiali di origine legnosa. L'importanza della tecnologia a secco è fondamentale per la sostenibilità di un progetto architettonico da un punto di vista ambientale in senso lato (poiché l'architettura sostenibile per eccellenza è quella che fa ricorso alla tecnologia a secco), e quindi fondamentale affinché una treehouse sia ecosostenibile già da un punto di vista generico in quanto opera architettonica, ma la tecnologia a secco nel caso specifico delle treehouses è di estrema necessità in quanto è l'unica a consentire la facile e veloce manutenzione di strutture e componenti di completamento in condizioni di continue sollecitazioni, spostamenti, spinte e torsioni che fanno delle treehouses tra le esperienze architettoniche più suggestive ed affascinanti ma anche tra le più pericolose. E' opportuno, infatti, che almeno in coincidenza dei cambi di stagione (quando le grandi variazioni di temperatura possono incidere negativamente sulle giunture) oltre che immediatamente dopo il verificarsi di fenomeni quali forti venti, terremoti, incendi (che mettono a dura prova la stabilità e la flessibilità sia degli alberi che delle strutture architettoniche), si provveda a verifiche accurate dell'intera struttura oltre che della stabilità del sistema arboreo di supporto, che spesso, per essere stato trascurato è stato causa di crolli improvvisi di treehouses invece ben ancorate. La tecnologia a secco, è inoltre la migliore soluzione nel caso in cui si tratti di strutture stagionali di piccole dimensioni che si ritiene opportuno smontare a fine uso e rimontare poi ad ogni occasione.
Per quanto riguarda invece la scelta dei materiali, si è detto che il massimo sarebbe utilizzare legno o comunque materiali di origine legnosa. Ebbene, la scelta è giustificata sia da un punto di vista teorico che da un punto di vista pratico. Da un punto di vista teorico, infatti, il materiale da costruzione "legno" è il più adatto a realizzare un'opera architettonica sostenibile, o se si preferisce ecocompatibile, e dato che nel caso delle treehouses si tratta di inserire opere architettoniche in contesti naturali protetti dove quindi la sostenibilità dell'opera architettonica deve essere massima, la soluzione migliore è quella del legno, tantopiù che si tratta di relazionare la nostra struttura con alberi e quindi con altri legni, benché giganti e benché vivi. Da un punto di vista invece pratico, la scelta del legno è la più opportuna in quanto la tecnologia a secco ha la sua massima possibilità di applicazione quando è riferibile a strutture di legno piuttosto che a strutture metalliche (quelle plastiche sono da scartare per il loro notevole impatto ambientale) più soggette a deformazioni in caso di variazioni termiche giornaliere e stagionali.


Per quanto riguarda l'origine del materiale da costruzione in generale sarebbe opportuno che questo provenisse da operazioni di recupero da demolizioni edilizie o dal recupero di rami e tronchi naturalmente prodotti dall'invecchiamento dei boschi, ma è chiaro che la prima ipotesi è più fattibile della seconda in quanto è obiettivamente difficile poter trovare in un bosco legni dritti, grossi e robusti adatti a realizzare strutture portanti piuttosto che non semplicemente opere di rifinitura e quindi necessarie in quantità ben più ridotte. In ogni caso, provvedere al legname secondo strategie di recupero è un ulteriore contributo al rafforzamento della cultura di fondo delle treehouses che vuole queste opere architettoniche non solo in quanto la realizzazione di un sogno adolescenziale ossia quello di vivere tra gli alberi ma bensì un vero e proprio manifestare la propria intenzione di fare dell'architettura opera di salvaguardia ambientale. Mai dimenticare però che non tutto il legno, benché proveniente da operazioni di recupero da demolizioni edilizie, è sano, ovvero, stare sempre e comunque attenti che detti legnami non contengano né sostanze impregnati tossiche o nocive, né collanti di derivazione altamente chimica, né siano stati verniciati con smalti e pigmenti di capaci di rilasciare poi nella foresta metalli pesanti o forma-aldeide: sarebbe un imperdonabile errore, una disattenzione che pregiudicherebbe senz'altro la sostenibilità dell'intero progetto.
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